Il libro proposto questa settimana è “La peste”, il solo vero romanzo dello scrittore francese Albert Camus. Ambientato negli anni ’40 ad Orano, una prefettura francese della costa algerina, immersa nella sua intensa attività portuale e commerciale ma senza alberi e piccioni con una primavera avvertita solo dai fiori venduti al mercato. Il romanzo si apre col ritmo di un thriller descrivendo l’orrore dei topi sanguinanti e morenti che si riversano per la cittadina. E’ scritto in terza persona dal dottor Rieux che per primo si rende conto della gravità del contagio per cui tenta di convincere le autorità a prendere le necessarie misure di sicurezza. Ci vorrà tempo e seguiranno purtroppo molti decessi prima di isolare la città, mettere le navi in quarantena e convincere la popolazione a lasciar trasportare i malati negli ospedali approntati. Anche le lettere saranno vietate e le cabine telefoniche prese d’assalto, l’unico mezzo di comunicazione resterà il telegramma che con poche parole dovrà rassicurare i congiunti lontani. Lo stesso Rieux sarà costretto a separarsi dalla moglie recatasi in un sanatorio per curare una grave malattia. Nonostante la situazione i cittadini si ritrovano nei bar, affollano i ristoranti pensando che tutto sia ancora possibile e si considerano liberi non essendo preparati al morbo che improvvisamente negherà il futuro, i viaggi, l’estate imminente. Inoltre si riuniscono in chiesa per ascoltare i sermoni di Padre Paneloux un gesuita che, nell’intenzione di convertire gli abitanti, sostiene che i flagelli sono la condanna di Dio per i peccatori. Al contrario Rieux, alter ego di Camus, afferma che la sofferenza non è una punizione divina ma è distribuita in maniera casuale. L’unico modo per combatterla è la decenza, cioè svolgere il proprio lavoro con onestà, il dottore pensa che valga la pena di vivere, ama il mare, i profumi, i colori della città. Nel pieno dell’epidemia la città viene chiusa con un cordone sanitario mentre Rieux è aiutato da Tarroux, co-protagonista del romanzo che istituisce un gruppo di volontari. Troviamo altri personaggi come Grand, impiegato comunale e Cottard, che, salvato dal suicidio, sfrutta il momento favorevole col suo commercio. I non residenti cercano invano di uscire dalla città come il giovane Rambert, giornalista che si rivolge ad ogni autorità ma che poi “non essendo capace di essere felice da solo” decide di restare come volontario. Si cercano antidoti senza esito, i cittadini si chiudono in casa quando Rieux viene raggiunto dalla notizia della morte della moglie e nel frattempo si trova un nuovo siero. Intanto la peste diminuisce d’intensità fino a cessare del tutto tra la popolazione in festa mentre il protagonista continua ad avvisare che il bacillo non svanisce mai del tutto ma può ripresentarsi ancora dopo anni. Per scrivere il suo romanzo Camus si era documentato sulla storia delle pestilenze. Nel libro, scritto con una prosa secca e inquietante, troviamo i temi della fede religiosa ma anche della superstizione, dell’indifferenza, dell’egoismo, della paura. E’ attualissimo in quanto vuole dirci che le pestilenze continuano a cogliere impreparate le persone, infatti lo scrittore non narra di una peste in particolare ma ci fa capire cosa può significare per gli uomini che possiedono una vulnerabilità intrinseca e sono portati a raccontarsi che è irreale, destinata a finire. Nella sua filosofia Camus ci insegna che siamo tutti affetti da un morbo, ci riteniamo immortali, rifiutiamo la gioia e la gratitudine, siamo critici e giudici del prossimo. Essere vivi è sempre stata un’emergenza, la peste c’è stata e ci sarà sempre, è una condizione umana. Albert Camus (1913-1960) è uno dei più grandi scrittori francesi, filosofo, drammaturgo, giornalista e attivista politico, Premio Nobel per la letteratura nel 1957. Caposcuola con Sartre dell’esistenzialismo, il suo pensiero mette al centro dei valori umani ed esistenziali il diritto alla libertà. Si focalizza sull’analisi dell’assurdo, rifiuta gli appellativi di “nichilista e pessimista” ponendo la sua rivolta ideale come esempio. Dapprima comunista marxista, poi anarchico-individualista contrario al capitalismo occidentale e al blocco sovietico che lo porterà alla rottura con Sartre da sempre sostenitore del marxismo-leninismo. Il romanzo “La peste”, pubblicato nel 1947, riscosse grande successo ottenendo il Prix des Critiques, da esso è stato tratto un film di Luis Puenzo nel 1992. Tra i suoi libri ricordiamo i romanzi “Lo straniero”, “La caduta”, i saggi “Il mito di Sisifo”, “L’uomo in rivolta” e diversi drammi teatrali. Altri film tratti dalle sue opere sono “Lo straniero” di Luchino Visconti del 1917, “Il primo uomo” di Gianni Amelio del 2011 e “Loin des Hommes” di David Delhoffen del 2014.